L'imbroglio del fascismo giudiziario
Come al solito basta che si senta parlare di una riforma della giustizia e della magistratura associata e partono tuoni e fulmini. La reazione è talmente automatica e scontata che non si preoccupa neppure del minimo indispensabile di verosimiglianza.

Come al solito basta che si senta parlare di una riforma della giustizia e della magistratura associata e partono tuoni e fulmini. La reazione è talmente automatica e scontata che non si preoccupa neppure del minimo indispensabile di verosimiglianza. Che il segretario dell’Associazione dei magistrati, lottizzata fino all’inverosimile da correnti ideologizzate, si preoccupi della “politicizzazione” del Consiglio superiore è quasi ridicolo. Quando poi dice che in questo modo si torna al fascismo, oltre che un’ignoranza sesquipedale della storia patria, dimostra una vocazione propagandistica tanto esasperata quanto inefficace.
L’ordine giudiziario, che si vuole erigere a “potere dello stato” contro la lettera e lo spirito della Costituzione, evoca lo spettro del fascismo a difesa di un potere che intende preservare ed estendere nel modo più corporativo. La perentoria richiesta di Giuseppe Cascini alle opposizioni di schierarsi in difesa dello status quo, cioè di una giustizia che non funziona, per salvaguardare la potenza e la prepotenza della casta che rappresenta, è uno strafalcione istituzionale palese.
Le reazioni che ha suscitato l’appello esasperato del segretario dell’Anm sono state piuttosto gelide, con l’ovvia eccezione dei giustizialisti di Antonio Di Pietro. Insomma non è alle viste nessun Comitato di liberazione che combatta il risorgente fascismo sotto la guida di uno stato maggiore togato. Sull’opportunità di separare le carriere tra inquirenti e giudicanti esiste una convinzione diffusa che travalica i confini della maggioranza. La riforma del Csm era già stata contemplata nella bozza di riforma costituzionale della bicamerale presieduta da Massimo D’Alema.
E’ possibile che la discussione sulla proposta di riforma che sta preparando Angelino Alfano si svolga attraverso un confronto di merito, magari anche molto controverso, ma che parte dall’ovvio comune riconoscimento della piena legittimità democratica di un intervento legislativo in questo campo, al quale si estende, come dovrebbe essere ovvio, la sovranità popolare espressa dalla rappresentanza parlamentare. E’ proprio questo che la magistratura associata intende evitare, e va riconosciuto che c’è riuscita per quindici anni. Una riforma profonda che migliori l’efficienza del servizio giudiziario sarebbe la sanzione formale del fallimento definitivo della rivoluzione giustizialista. Per questo rombano i cannoni del fuoco di sbarramento, ma sembrano poveri di munizioni.